Laura
Quando aprì gli occhi Laura era ancora persa nei suoi sogni di giovane donna. Mancava poco alle 7 di un giorno di primavera annegato nella fresca foschia che precede il sorgere del sole.
Si stiracchiò come una gatta procurandosi una deliziosa sensazione di benessere.
Immersa nel profumo di rugiada del primo mattino, piantò i calcagni nel materasso e arcuò di colpo la schiena. Una piacevole scossa la percorse dalla testa ai piedi e subito sentì il clitoride alzarsi, indurirsi.
Allungò una mano, liberò con delicatezza quella piccola nocciola di carne dallo scrigno rosa che la custodiva e si divertì a ruotarla dolcemente prima in un senso, poi nell’altro, nell’umidore della vagina.
Avrebbe continuato con piccole variazioni per chissà quanto, ma il suono impietoso della sveglia le ricordò il suo dovere e la svegliò del tutto.
Si alzò, diede uno sguardo fuori dalla finestra e notò un certo movimento accanto all’acero sul bordo del cortile. Intuì che si trattava di Alberto, figlio dei vicini e suo coetaneo.
Nonostante la sua invadenza, Alberto le era particolarmente simpatico e si aspettava che sarebbe stato con lui che avrebbe avuto la sua prima volta.
Decise che avrebbe approfittato dell’occasione per stuzzicarlo, rimandò a dopo colazione la doccia e scese in cucina conservando il più a lungo possibile il profumo inebriante rimastole appiccicato alla mano destra.
Portò al naso le dita per un’ultima volta e, con un briciolo di rammarico, si lavò le mani cancellandolo
Si preparò un’abbondante colazione terminata la quale sparecchiò meticolosamente la tavola.
S’era dunque accorta che, come accadeva spesso, Alberto la stava spiando nascosto dietro l’acero a pochi metri dalla finestra. Allora, ogni suo movimento contribuiva a far ondeggiare il corto négligé che indossava sulla pelle nuda rivelando ora questa ora quella delle sue grazie.
Per caricare la lavastoviglie si chinò in avanti ben più di quanto fosse necessario, facendo attenzione a rimanere nel campo visivo del ragazzo.
Il négligé si alzò scoprendole i glutei e parte della schiena.
Sapeva di essere particolarmente ben fatta e pensò all’effetto che doveva avere su Alberto la visione delle sue curve così dolci, delle lunghe gambe tese e sormontate dai globi carnosi, bianchi e freschi delle natiche. Di certo lui doveva essere in piena erezione. Il pensiero la turbò. Avrebbe voluto avere quell’erezione a portata di mano, prenderla e accarezzarla, baciarla, perfino, e sentì la vulva fremere di desiderio, ma non c’era più tempo.
Salì di corsa al piano notte, fece rapidamente la doccia e altrettanto rapidamente si vestì. Alla fine, ancora turbata, ringraziò il cielo per essere arrivata in tempo alla fermata del bus per il liceo.
Infatti stava preparandosi per l’esame di maturità e non voleva perdere neppure una lezione.
Con l’inizio della primavera il tempo pareva aver accelerato e sembrava correre inesorabilmente verso la data del primo scritto. Apparentemente non era rimasto tempo per nulla, salvo lo studio. In realtà successe parecchio e qualcosa merita di essere raccontato.
Il primo cambiamento ci fu quando Laura decise di pranzare in mensa insieme a Luciana, Alberto e il ragazzo di Luciana. A tavola i quattro chiacchieravano molto, ma spesso Luciana e Carlo si chiudevano nel loro mondo fatto di carezze, di baci, di sospiri e Laura e Alberto rimanevano soli a chiacchierare del più e del meno. A chiunque li osservasse sarebbero sembrati cotti l’uno dell’altra, ma loro non trovavano il coraggio di dirselo e non accennarono mai al gioco di guardare e di farsi guardare che mettevano in atto quasi tutte le mattine.
Ma si trattava di un gioco solo per Laura. Per Alberto era allo stesso tempo un momento di gioia e uno di sofferenza. Di gioia perché immaginava, e in qualche modo vedeva, la donna che desiderava più di ogni altra pressoché nuda o, negli ultimi tempi, nuda del tutto.
Ora Laura non si limitava più a mostrargli il lato B, o qualche balenio delle sue grazie, ma trovava il modo di mostrarglisi di tanto in tanto, come per caso, per qualche secondo, frontalmente, i bei seni che puntavano verso lui e le lunghe gambe che salivano perfette fino alla loro giuntura che lasciava indovinare il sesso nascosto sotto due labbra polpose e umide che occhieggiavano invitanti attraverso il cespuglio dei peli pubici.
Tuttavia, era anche un momento di sofferenza perché aveva davanti agli occhi il suo paradiso, che non credeva di poter mai raggiungere, e la sua erezione superava normalmente la soglia oltre la quale cominciava a sentire dolore. Allora cercava sollievo masturbandosi ben nascosto dietro l’acero.
Ogni volta Laura, percependo quella di lui, sentiva aumentare la propria eccitazione e faticava a tenerla nascosta, specialmente sul bus quando gli sedeva accanto o a tavola nell’intervallo del mezzogiorno. In quei momenti mancava poco perché arrivasse ad abbracciarlo, a coprirlo di baci e a gridargli che era innamorata di lui.
Riuscì sempre a contenersi, ma rischiò di tradirsi quel giorno, quando l’ultima ora era educazione fisica e l‘ultimo esercizio era la salita alla fune. Laura doveva salire per ultima, preceduta da Luciana. Il professore di ginnastica lasciava ai ragazzi, sia pure sotto il suo controllo, la gestione della corda e in quell’occasione aveva affidato quel compito proprio ad Alberto.
Luciana non aveva fatto una gran fatica a salire e ora stava scendendo. Laura la guardava affascinata, non l’aveva mai vista così bella ed eccitante.
La corda, girava intorno alla caviglia dell’amica per fuggire poi verso l’alto fra le gambe, arrivava a premere sul rigonfiamento del pube e nell’avvallamento fra i seni accentuando sensibilmente le sue forme.
Atterrò con un lampo nella sguardo che non sfuggì a Laura e che non la lasciò insensibile al richiamo erotico che in quello sguardo si nascondeva.
“Bene la salita,” commentò Alberto sorridendo “ma quando scendi devi essere più brillante. La prossima volta dovrai scendere più rapidamente tenendo la corda ben staccata dal corpo. Ora tocca a te Laura, vieni.”
Turbata dalla vicinanza, dalla voce, dalle dimensioni del pacco di Alberto, sicuramente in erezione, dallo sguardo pieno di eros di Luciana, Laura salì a sua volta, ma, molle come si sentiva, fece una fatica terribile e inusuale. Durante la discesa perse la presa e atterrò fra le braccia di Alberto. Si ritrovarono faccia a faccia per qualche secondo, i suoi capezzoli sembravano voler bucare il petto di lui, i suoi sensi sovraeccitati percepivano la pressione di un formidabile sesso maschile.
Fu sul punto di tradirsi, ma rimase a pensarci qualche istante di troppo.
“Andiamo,” disse Luciana con foga “è tardi.”
Prendendola per mano le diede un bacio appassionato sulla bocca e la trascinò via…
(continua)

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