giovedì 22 febbraio 2024

POSSESSO di Dahlia Shibari

 





Trama:

Dahlia è una ragazza di 27 anni, impiegata in ufficio e sposata con un uomo pacato e affettuoso. La sua vita è serena e noiosa, ma non è sempre stato così. Dentro di lei vive la Cosa, una pulsione da tempo sopita, ma capace, in passato, di prendere il controllo delle sue azioni e condurla a una vita promiscua da cui solo l’incontro con il marito l’ha allontanata. All’inizio la Cosa, addormentata, si risveglia e lotta per il controllo. Dahlia scrive dei racconti per darle sfogo e presto viene contattata da un lettore, un master BDSM, che in poche chat la soggioga al punto che lei accetta di incontrarlo. La sua vita ne è sconvolta, rivoluzionata. Esegue gli ordini del Padrone, fa sesso con uomini diversi scattando foto con ognuno di loro, da mostrare come prova. Ma non basta: altre prove, sempre più audaci e difficili, la attendono. Quando torna a casa, Dahlia, che non si sente in colpa per aver tradito il marito, ma per non averlo mai soddisfatto con la passione che mette con gli altri uomini, appaga le sue fantasie e riaccende la fiamma nel matrimonio. Il nuovo e degradante incontro con il Padrone, con quell’umiliazione tanto voluta e ricercata, è qualcosa di esaltante, con un finale a sorpresa. ADATTO A UN PUBBLICO ADULTO E ATTRATTO DAL MONDO DELLA DOMINAZIONE, un mondo con delle precise regole, condivise e accettate delle parti.


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Recensione:


Grande romanzo d’esordio per Dahlia, che aveva comunque già pubblicato numerosi racconti lunghi o brevi sul web e su Amazon. Con quest’opera l’autrice riprende lo spunto che aveva proposto in Il film del mercoledì (contenuto nella raccolta Petali di Dahlia).

Si parla di BDSM. È vero, è un tema molto gettonato ultimamente, sono tanti gli scritti che se ne occupano. Tuttavia l’approccio di Dahlia Shibari è veramente innovativo.

La protagonista, Dahlia, è una slave che cerca di combattere la sua indole. Si sposa e si sforza di essere felice con il marito (un assai poco carismatico maschio Beta), lasciandosi alle spalle la sua precedente vita da sottomessa (vita di cui il coniuge non sa peraltro nulla): “Ogni volta che sentivo bussare a quella Porta nascosta dentro di me, ogni volta che la Cosa che vi abitava dietro cercava di attirare la mia attenzione, mi coprivo mentalmente le orecchie, alzavo la musica interiore, impegnavo i pensieri in qualsiasi altra attività e la ignoravo, allontanandomene il più possibile.”

In effetti, chi possiede la protagonista non è in ultima analisi il Padrone, ma la Cosa che abita dentro la ragazza. È questo il possesso di cui si parla nel romanzo.

Dahlia (il personaggio, non l’autrice) vive la Cosa come un’entità negativa, un mostro che vive in lei e che bisogna cercare di non risvegliare. Mi verrebbe da dire che la Cosa sta a Dahlia come Mr Hyde sta al dottor Jekyll.

Per quanto Dahlia si impegni, e cerchi di convincersi di amare il marito (mentendo forse a se stessa), la Cosa prende il sopravvento. Per tentare di trovare uno sfogo, Dahlia apre un blog dove pubblica in forma anonima le sue esperienze. Ben presto viene contattata da un Dominatore. È l’inizio per lei di una nuova vita (ovvero il ritorno alla sua vita precedente).

Il Padrone la sottopone immediatamente a esperienze dolorose e umilianti, che Dahlia però, spinta dalla Cosa al suo interno, accetta di buon grado. Il suo obiettivo (o meglio, quello della Cosa) è di portare al massimo godimento il suo Master. Questi al principio pare reagire in maniera molto fredda, ma a poco poco qualcosa sembra sciogliersi.

Un’opera prima scritta benissimo, con scene anche molto crude. Non vi aspettate le melensaggini in stile Cinquanta sfumature, qui c’è del BDSM vero, sporco e cattivo.


La vedova rossa

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